A cura di Stefano Ferrarini
’uovo di Pasqua, uno dei simboli più riconoscibili di questa festività, amata da grandi e piccoli, affonda le sue radici in un simbolismo antichissimo che attraversa religioni, civiltà e trasformazioni sociali. Che legame c’è tra le uova e la Pasqua? Molto prima di diventare un prodotto dell’industria dolciaria, l’uovo rappresentava un archetipo universale: quello della vita che nasce, del ciclo che si rinnova.
L’uovo come simbolo primordiale

Nelle culture antiche, l’uovo era considerato un’immagine del cosmo. I Persiani, ad esempio, si scambiavano uova decorate durante l’equinozio di primavera, una tradizione legata al Nowruz, il capodanno persiano.
Nell’antico Egitto l’uovo era considerato l’origine di tutto e il fulcro dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), una cosa analoga accadeva in alcune tradizioni indiane e greche, dove l’idea dell’“uovo cosmico” rappresentava l’origine dell’universo.
Anche nella mitologia greca, figure come Orfeo sono legate al mito dell’uovo primordiale, da cui nasce la vita stessa. Questo simbolismo di rinascita si collegò naturalmente allo sbocciare della vita nel periodo primaverile, ancor prima del simbolismo cattolico.
Il Cristianesimo: dalla Quaresima alla Resurrezione
Come spesso è capitato per altre tradizioni pagane, con l’affermarsi del Cristianesimo, anche il simbolismo legato all’uovo venne ereditato dalle precedenti religioni e rielaborato nella metafora del miracolo della resurrezione di Cristo: il guscio rappresentava il sepolcro da cui emergeva una nuova vita.
L’usanza di regalarsi uova si diffuse a partire dal Medioevo in Germania. I ceti più poveri presero l’abitudine di distribuire uova bollite avvolte in foglie e fiori in modo che si colorassero naturalmente. Tra i nobili e gli aristocratici invece era consuetudine fabbricarne alcune di argento, platino o oro, decorate.

Il simbolismo non era però l’unica ragione che fece diffondere questa tradizione. Durante il Medioevo, la Chiesa imponeva restrizioni alimentari durante la Quaresima, vietando il consumo di carne, latticini e uova. Tuttavia, le galline continuavano a deporre, e così le uova venivano conservate, spesso bollite per aumentarne la durata. Alla fine del digiuno, durante la Pasqua, queste uova venivano decorate e consumate in segno di festa. Esattamente come la natura, l’uomo terminava un lungo periodo di restrizioni e festeggiava l’inizio dell’abbondanza.
Fonti storiche attestano che già nel XIII secolo in Europa si usava colorare le uova, spesso con pigmenti naturali come bucce di cipolla o erbe. In alcune regioni, si regalavano uova benedette come simbolo di buon auspicio.
L’uovo di cioccolato
Non ne abbiamo la certezza, ma secondo alcune testimonianze si ritiene che fu Luigi XIV, il Re Sole, a dare il via alla tradizione delle uova di cioccolato. Secondo queste fonti nella corte francese, sempre all’avanguardia in fatto di cucina, i pasticceri volevano stupire i commensali non portando semplici uova di gallina decorate, ma creando delle copie di cioccolato usando il cacao importato dalle Americhe. Inizialmente questi dolci a forma di uovo erano pieni, per arrivare ad avere un uovo cavo dovremo aspettare l’aiuto degli olandesi che nell’800 introdussero l’utilizzo di una pressa idraulica per il cacao. Questo macchinario all’avanguardia permetteva di separare il burro di cacao dalla massa solida, rendendo il cioccolato più lavorabile. L’uovo di cioccolato come lo conosciamo noi oggi, però, si deve al pasticcere olandese Van Houten che, nel 1828, inventò il primo stampo concavo che consentiva di produrre il sottile guscio delle uova di cioccolato.
E la sorpresa?
Già dal rinascimento nelle corti era usanza regalare raffigurazioni di uova create con materiali preziosi. Questa tradizione continuò e trovò il suo apice nella corte imperiale russa, dove divennero celebri e ricercate le uova create da Peter Carl Fabergé per la famiglia imperiale russa. Fabergè fu incaricato dallo zar Alessandro III di preparare per la zarina delle meravigliose uova decorate (la collezione imperiale vanta 52 esemplari stupefacenti).

Il primo uovo realizzato era in platino smaltato di bianco. A partire dal 1885, le cosiddette “uova Fabergé” erano veri capolavori di oreficeria, spesso contenenti sorprese sofisticate: miniature, meccanismi o gioielli. Il primo prototipo conteneva al suo interno un altro uovo, questa volta in oro, il quale conteneva altri due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato.
Questa tradizione diede il via ad un elemento fondamentale che sopravvive ancora oggi: l’idea della sorpresa nascosta all’interno dell’uovo.
Tradizione cioccolatiera italiana
Mentre in Italia l’usanza di mangiare uova di gallina durante il pranzo di Pasqua era diffusa un po’ ovunque fin dal medioevo, in particolare nelle zone del centro-sud, per quelle di cioccolato dobbiamo aspettare i maestri cioccolatieri torinesi di inizio ‘900. Su questo però non tutti concordano.
Secondo alcune fonti, Dopo i primi prototipi francesi, a Torino già nel 1725 la vedova Giambone, titolare di una bottega nell’attuale via Roma, ebbe l’idea di riempire i gusci vuoti delle uova di gallina con della cioccolata. Ma fu negli anni ’20 del XX secolo che la Casa Sartorio di Torino brevettò un sistema per modellare il cioccolato secondo il modello olandese.
L’introduzione della sorpresa avviene già nel 1925, dapprima animaletti in zucchero o confetti, poi regali sempre più costosi e preziosi. Già nel 1927 le uova di Pasqua di cioccolato a Torino erano di gran moda, e da quel momento il loro successo non si è più fermato, fino al boom del Secondo Dopoguerra.
Un simbolo che continua a evolversi
Nonostante le trasformazioni, il significato profondo rimane immutato: l’uovo continua a rappresentare rinascita, sorpresa e condivisione. Un simbolo antico che, attraversando millenni, si è adattato ai gusti e ai valori di ogni epoca, senza mai perdere il suo fascino originario.
In fondo, ogni volta che scartiamo un uovo di Pasqua partecipiamo, spesso senza saperlo, a una storia lunga quanto la civiltà stessa.

Stefano Ferrarini
Stefano Ferrarini, attore, Regista, pittore, divulgatore e Content Creator. Emiliano di Origine ma naturalizzato romano è appassionato di storia e costume delle civiltà antiche e moderne.

