A cura di Giuseppe Di Toro
L’invecchiamento rappresenta Il processo naturale, continuo e graduale di mutamento del corpo, ovvero l’insieme dei molteplici cambiamenti che si verificano nell’organismo con il progredire dell’età. Si tratta di una fase normale dello sviluppo biologico, in cui sono implicati diversi meccanismi fisici e biologici, e durante la quale si assiste al progressivo decadimento fisico e al declino di molte funzioni dell’organismo.
L’invecchiamento è un processo biologico progressivo di degenerazione che coinvolge cellule, tessuti e organi, conducendo alla senescenza. Questa fase, generalmente identificata come il periodo finale del ciclo vitale, è caratterizzata da un progressivo declino delle funzioni fisiologiche e da una ridotta capacità dell’organismo di adattarsi agli stress interni ed esterni.
A questo proposito l’invecchiamento cutaneo può essere considerato come parte integrante di un processo di invecchiamento generalizzato anche se presenta caratteristiche peculiari. Oltre all’importanza dei fattori intrinseci, è ben nota l’incidenza dei fattori estrinseci nel processo di invecchiamento. Già nel 1965 era stata documentata l’evidenza di cambiamenti cutanei indotti da agenti ambientali; tuttavia, il concetto di invecchiamento cutaneo come risultato della sovrapposizione tra alterazioni cronologiche e danni ambientali è stato formalmente introdotto solo negli anni ’80.
L’invecchiamento cutaneo può essere classificato in due principali categorie: intrinseco ed estrinseco, in base alla natura dei fattori che lo influenzano. L’invecchiamento intrinseco è determinato da meccanismi genetici e cronologici, ed è legato a fattori quali l’età, la menopausa, la predisposizione genetica e la presenza di patologie sistemiche. Al contrario, l’invecchiamento estrinseco è indotto da fattori ambientali, tra cui l’esposizione ai raggi ultravioletti (fotoaging), l’inquinamento atmosferico e il fumo di sigaretta.
Ma è sicuramente certo che una netta separazione fra i due diversi tipi di invecchiamento è impossibile farla poichè i diversi fattori si sovrappongono sempre.
Si tratta di un processo che ha inizio intorno ai 25–30 anni e progredisce inesorabilmente con l’avanzare dell’età. Uno dei principali eventi coinvolti è la progressiva degradazione della matrice extracellulare, che rappresenta la “struttura portante” del tessuto cutaneo. Tale degradazione comporta una significativa riduzione delle componenti fondamentali della matrice, in particolare collagene ed elastina, determinando una progressiva perdita di tono, elasticità e compattezza della pelle.
Pertanto interesse sempre crescente rivestono le terapie che tendono a contrastare e migliorare i
segni dell’invecchiamento. Mentre in passato si tendeva a praticare soluzione poco naturali con
importanza nella ricerca di volumi per contrastare il cedimento dei tessuti con risultati trasformativi, negli ultimi anni motivo di interesse è dato dalla tendenza verso la ricerca di risultati sempre più naturali e duraturi: oggi si preferiscono di gran lunga soluzioni che stimolino il miglioramento della qualità della pelle con aspetti restitutivi e naturali-. Ed a questo proposito la medicina estetica rigenerativa trova un ruolo di primo piano nell’anti-aging.
La medicina rigenerativa si propone di riparare e rigenerare i tessuti danneggiati, stimolando i meccanismi di autoriparazione dell’organismo. Nel campo dermatologico ed estetico, sono sempre più numerosi i trattamenti che perseguono questo obiettivo, mirati al ripristino di una pelle sana, compatta e uniforme. Si consolida così il concetto secondo cui una pelle è tanto più bella quanto più è in salute. La medicina rigenerativa, infatti, non si limita agli aspetti estetici, ma si concentra anche sul miglioramento della qualità del derma e dei tessuti sottostanti, promuovendo un approccio integrato e olistico al benessere cutaneo.
Ma quali sono i trattamenti di medicina estetica rigenerativa? Accanto a terapie strumentali come radiofrequenza, laser e microneedling – tutte finalizzate a stimolare la produzione endogena di collagene ed elastina – esistono numerosi trattamenti iniettivi mirati alla rigenerazione cellulare. Tra questi, l’acido ialuronico non viene impiegato unicamente per il suo effetto volumizzante. Nella sua forma reticolata (cross-linked), grazie alla presenza di legami chimici che ne aumentano la stabilità, viene utilizzato per garantire una maggiore durata dell’impianto. Al contrario, l’acido ialuronico libero (non reticolato), selezionato in base a specifici pesi molecolari e spesso associato ad aminoacidi, peptidi o vitamine, è in grado di stimolare l’attività dei fibroblasti e la sintesi di collagene ed elastina. Il risultato è un miglioramento della qualità cutanea e un’idratazione profonda dei tessuti.
I polinucleotidi frammenti di DNA (in genere di origine naturale estratti dal salmone) hanno un’importante attività nello stimolare il fibroblasto favorendone la proliferazione e l’attività e riducendo inoltre lo stress ossidativo della cellula. Anche l’Idrossiapatite di calcio e l’acido Polilattico molecole che stimolano la produzione di collagene migliorando la consistenza e la qualità della cute.
Gli esosomi sono diventati un argomento di grande interesse negli ultimi anni: ma cosa sono realmente e quale ruolo svolgono?
Sono un tipo di vescicole extracellulari, che variano da 30 a 200 nm di diametro, che vengono poi rilasciate nello spazio extracellulare Queste vescicole sono secrete da quasi tutti i tipi di cellule per controllare diverse funzioni cellulari, trasportando segnali tra le cellule modulando diversi processi tra i quali la proliferazione cellulare e la produzione di collagene ed elastina.
Ma quando parliamo di medicina rigenerativa le terapie sicuramente più interessanti sono quelle autologhe. IL PRP è sicuramente uno dei trattamenti maggiormente conosciuti. E’ un biorigenerante autologo ottenuto dal sangue interno del paziente che contiene una concentrazione di piastrine almeno 2/3 volte superiore al livello medio ed include principalmente fattori di crescita contenuti nei granuli delle piastrine stesse Viene preparato tramite un processo di centrifugazione in uno o due passaggi che concentra le piastrine dal sangue del paziente. Una volta che le piastrine hanno liberato i fattori di crescita contenuti al loro interno, questi danno vita ad un attivazione di un processo rigenerativo.
Tuttavia l’impiego del Plasma Ricco in piastrine è molto limitato poiché la legge europea e quella italiana prevedono una regolamentazione ben precisa per l’uso della tecnica del PRP e del PRGF (Plasma ricco in fattori di crescita) in qualsiasi campo della medicina che spesso richiedono difficili le autorizzazioni.
La tecnica Nanofat, basata sull’impiego di cellule staminali derivate dal tessuto adiposo, utilizza il grasso autologo del paziente opportunamente processato per stimolare la rigenerazione cellulare. Si tratta di una sospensione liquida ottenuta tramite un piccolo prelievo di tessuto adiposo, che viene poi sottoposto a un processo di emulsione e filtrazione. A differenza del lipofilling, la Nanofat non ha un effetto volumizzante, poiché non contiene adipociti vitali, ma è ricca di cellule staminali mesenchimali (ADSC) e fattori di crescita, elementi chiave per il miglioramento della qualità cutanea e per la rigenerazione tissutale.
Abbiamo così passato in rassegna alcune delle principali terapie impiegate in medicina estetica rigenerativa, il cui obiettivo è contrastare i segni e i meccanismi dell’invecchiamento. Tuttavia, alla base di ogni trattamento efficace deve esserci un’attenta valutazione clinica: tutto parte da una visita medica accurata, che comprende la raccolta anamnestica, l’eventuale esecuzione di esami strumentali – come il check-up cutaneo o l’ecografia – e, di conseguenza, la scelta personalizzata delle terapie più appropriate, spesso combinate in modo sinergico per ottenere i migliori risultati.

Giuseppe Di Toro
Laureato in Medicina e Chirurgia, Specialista in Chirurgia Generale, Master di II livello in Medicina Estetica

