A cura di Mauro Miceli
Dopo aver letto la prima parte di questi articoli dedicati alle caratteristiche e proprietà del cacao/cioccolato scritto con maestria da Elisabetta Villa, in questa seconda parte allo scrivente spetta il compito di illustrarne le proprietà salutistiche che possono essere sfruttate in chiave di prevenzione.
È necessario specificare subito che l’ambito in cui il cacao/cioccolato ha dimostrato una certa evidenza scientifica in senso protettivo è in primis quello vascolare; tuttavia, in questo contesto risulta essenziale fare delle precisazioni circa gli effetti possibili dovuti al cacao come polvere estratta dalle fave di cacao e il cioccolato come prodotto finito, seppur ad elevata concentrazione di cacao ovvero almeno maggiore del 70%.
La prima consistente prova epidemiologica sugli effetti benefici del cacao proviene da uno studio ben condotto ed eseguito su volontari selezionati dalla popolazione indigena di Kuna, che vivono sulle isole di San Blas davanti a Panama. Questa popolazione è caratterizzata da una straordinaria bassa prevalenza di aterosclerosi, diabete di tipo 2 e ipertensione. In particolare, questa popolazione aveva sorprendentemente un’incidenza molto bassa di ipertensione durante l’invecchiamento, nonostante avesse una dieta ricca di sale rispetto ad altre comunità normotese.
Il “segreto” dietro a questa evidenza clinica risiede nella regolare assunzione giornaliera di una bevanda ottenuta dalle fave di cacao (dalle 4 fino a 6 tazze/die) fatta in casa dagli indiani Kuna, di sapore decisamente amaro.
Tuttavia, studi effettuati successivamente dal gruppo di ricerca di Hollenberg della Facoltà di Medicina di Harvard hanno trovato che in quei Kuna che avevano migrato verso le aree urbane del continente Panama, queste caratteristiche di salubrità cardiovascolare quasi scomparivano, anche per i successivi cambiamenti nella dieta (ad es. il consumo di molto meno cacao, pari a circa 4 tazze di cacao alla settimana, anche commercialmente trattato), quindi negando allo stesso tempo anche la natura genetica del fatto.
Nel momento in cui gli indigeni tornavano da Panama City alle isole di provenienza e riprendevano le abitudini alimentari originarie, la situazione metabolica e cardiovascolare progressivamente migliorava, assestandosi verso i valori registrati prima della migrazione.
Lo studio di base, indicato come “progetto Kuna”, ha in seguito indicato alla sostanza epicatechina, un flavonoide principale fra i composti trovati nel cacao appartenente alla classe chimica dei flavanoli, gli impatti efficaci sulla omeostasi cardiovascolare; questa sostanza risulta, almeno in parte, diretta responsabile dei benefici effetti vascolari che sono stati osservati dopo il consumo di determinati tipi di cacao particolarmente ricchi in flavanoli, un sottogruppo della categoria dei flavonoidi, una vasta classe di composti polifenolici naturali, pigmenti vegetali che conferiscono colori vivaci (dal giallo al porpora) a frutta, verdura, fiori e foglie, noti per le loro potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e protettive per la salute cardiovascolare, cellulare e cerebrale.
Tramite le analisi dei campioni di urina ottenuti dai membri indiani Kuna provenienti sia dell’isola che del continente, i ricercatori hanno trovato che, confrontato alle loro controparti del continente, l’urina degli abitanti dell’isola aveva ben oltre il doppio dei livelli di ossido di azoto, composto chimico ben noto (oggetto del Nobel per la Medicina nel 1998) per essere associato con la salubrità della circolazione sanguigna e dell’endotelio vascolare, in particolare per la sua azione antipertensiva e antiaggregante piastrinica e quindi anti-trombotica.
Il cacao contiene grandi concentrazioni di flavonoidi, fra cui spiccano appunto le epicatechine, le catechine e le procianidine. Esso detiene i livelli massimi di flavonoidi, superiori persino al tè e al vino: il cioccolato fondente contiene una quantità molto più elevata di flavonoidi rispetto al cioccolato al latte e gli effetti biologici di queste sostanze bioattive risultano maggiori nel cioccolato fondente perché quando presente il latte questo può rallentare l’assorbimento intestinale dei flavonoidi. Tuttavia risulta essenziale, in un cioccolato fondente che abbiano concentrazione in cacao pari o superiore a 70% in peso.
Ulteriori prove epidemiologiche provengono da uno studio longitudinale osservando lo stile di vita e il rischio cardiovascolare in una “coorte” di uomini anziani.
In questo studio l’assunzione di cacao è risultata inversamente correlata alla pressione sanguigna: anche dopo un aggiustamento multivariato la pressione sistolica del sangue era significativamente inferiore di circa 5 mmHg nel gruppo di assunzione più alto in cacao rispetto al gruppo di assunzione più basso, valori significativi ma comunque inferiori a quello registrati nella popolazione dei Kuna.
In una successiva analisi prospettica effettuata su larga scala è stata associata una maggiore assunzione di cacao con una riduzione sia della mortalità cardiovascolare che per tutte le cause.
Infine, come menzionato, il cioccolato è anche ricco di flavonoidi procianidinici, comparabili con livelli presenti nelle mele ricche di procianidina.
In uno studio del 2012 Zomer et al. hanno concluso che il consumo giornaliero di cioccolato fondente ad elevato contenuto di cacao (>70%) (siglato come PRC = Polyphenol Riched Cacao) potrebbe essere un efficace strategia preventiva cardiovascolare nei pazienti con malattia metabolica, in virtù della notevole concentrazione di molecole antiossidanti, giocherebbero un ruolo fondamentale impedendo l’ossidazione delle LDL a livello dell’endotelio vascolare, evento primordiale nella lesione aterosclerotica.
Di fatto il potenziale ruolo del cioccolato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari è oggetto di un sempre crescente interesse negli ultimi decenni.
Un importante lavoro di metanalisi degli studi ha valutato l’effetto di cioccolato e cacao sui principali fattori di rischio cardiovascolare. Dopo avere estratto dalla letteratura ben 1.637 studi sull’argomento, gli autori si sono concentrati sui risultati di 42 studi controllati e randomizzati che avevano coinvolto un totale di 1.297 partecipanti.
Dall’analisi dei risultati ottenuti dalla metanalisi emerge che il consumo di cacao o di cioccolato si associa ad un miglioramento di numerosi fattori di rischio cardiovascolare: in particolare si registra una riduzione dell’insulino-resistenza ed un miglioramento della vasodilatazione flusso-mediata (FMD), indice di funzionalità dell’endotelio vascolare, il rivestimento interno di vasi sanguigni che risulta cruciale per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, in seguito a consumo sia cronico che acuto (2 ore dopo l’ingestione) di cacao o PRC; inoltre si registra anche una significativa riduzione della pressione diastolica ed un miglioramento del profilo lipidico.
Ma allora la domanda sorge spontanea: è sufficiente consumare una barretta di cioccolato al giorno per ottenere benefici a livello cardiovascolare?
Negli studi fatti è emerso che gli effetti vascolari (come quelli sulla pressione) si manifesteranno solamente per prodotti ad alto tenore di cacao con adeguati livelli di apporto delle epicatechine, che risulta desiderabile con l’assunzione di almeno 50-100 g/die di PRC, consumati ad intervalli di 3-4 ore.
La maggior parte delle barrette di cioccolato in commercio non può fornire tale %.
Poi spesso bisogna anche specificare che contenuto di polifenoli e appetibilità non vanno di pari passo (per molti >75% risulta molto amaro). Da notare che, circa gli effetti cardiovascolari osservati sulla popolazione Kuna quando questi bevevano almeno cinque tazze di bevanda ricavata dalle fave di cacao al giorno, è stato determinato un apporto di flavonoidi approssimativo pari a 900 mg al giorno, cioè l’assunzione più alta consigliata a livello mondiale. Tradotto in tavolette di cioccolato o PRC o concentrazione pari al 75-80% ne occorrerebbe consumarne almeno cinque al giorno per ottenere un risultato analogo scientificamente significativo, il che contrasta anche con un introito non indifferente a livello calorico.
Ecco perché affermare che consumare tavolette o barrette cioccolato sia comunque di sicuro beneficio a livello di prevenzione vascolare diventa un concetto non facile da affermare, in quanto necessita di valutare il reale quantitativo di flavonoidi effettivamente assunti, epicatechine in particolare.
Questo comunque non significa che il consumo regolare di cioccolato non possa essere regolarmente inserito in una dieta salutistica, però è importante sottolineare che effetti cardiovascolari possono essere raggiunti solo a determinate concentrazioni mentre, al contrario, esistono degli effetti sul tono dell’umore esercitati da altre tipologie di molecole presenti nel cacao e/o cioccolato che si manifestano invece dosi compatibili con l’assunzione 10-30 g al giorno e sul quale ci soffermeremo in un successivo articolo scritto a due mani assieme alla dottoressa Elisabetta Villa, completerà il trittico di questi articoli dedicato a questo meraviglioso cibo con proprietà medicinali.
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Mauro Miceli
Farmacologo, Biologo, Specialista in Biochimica Clinica, Docente Aggregato Scienze Lab. Biomediche Polo Biomedico Università di Firenze, Docente a contratto Università degli Studi “Niccolò Cusano”, Docente U.P.A.I.NU.C. – Firenze

