A cura di Francesca Rosati
La flessibilità è una qualità innata in ognuno di noi dalla quale non possiamo prescindere.
Pur essendo flessibili per natura, fattori socio-ambientali come lo stile di vita, lo stress, posture mantenute a lungo o l’eccessiva sedentarietà, influiscono sulla capacità del nostro corpo di allungarsi. Perfino l’alimentazione e uno stato di disidratazione possono avere un impatto negativo sulla flessibilità.
L’importanza di avere un corpo flessibile si traduce in moltissimi benefici che influiscono sulla salute e sul benessere, come ad esempio la capacità di muoverci con maggiore efficienza e più libertà di movimento, rendendo i gesti quotidiani meno dispendiosi in termini di affaticamento.
Una buona mobilità allevia la pressione sulle articolazioni, previene tensioni e migliora la postura.
Una maggiore flessibilità riduce inoltre l’insorgenza di dolori e fastidi che spesso derivano da una restrizione del tessuto mio-fasciale o dalla contrattura dei muscoli. La restrizione muscolare può compromettere infatti il corretto funzionamento dei vasi sanguigni, riducendo così l’apporto di ossigeno ai muscoli, e può influire altresì sulla compressione dei nervi. Di conseguenza, la maggiore funzionalità di un corpo flessibile consente una minore esposizione agli infortuni.
La gestione più funzionale ed efficiente della vita di tutti i giorni, che consente un corpo più flessibile, aumenta la sicurezza nello svolgimento di tutti quei movimenti caratterizzanti la vita quotidiana. Sentirsi in grado di compiere determinati gesti motori aumenta l’autostima e il livello di energia consentendo una maggiore autonomia e quindi favorendo il benessere psicologico, emozionale e sociale.
Pensiamo ad esempio alla mobilità delle spalle e a tutto ciò che ci consentirebbe mantenere un range di movimento fisiologico di questa articolazione. Un gioiello da preservare!
L’articolazione scapolo-omerale infatti è la più mobile del nostro corpo. Riesce a muovere il braccio su tutti i piani di movimento e quindi in abduzione, adduzione, flessione, estensione, rotazione interna ed esterna e a circondurlo; può inoltre avvicinare o allontanare le scapole.
Questo ampio raggio di movimento è importante bilanciarlo con programmi mirati alla stabilità dell’articolazione e quindi al rinforzo muscolare, al fine di evitare quegli squilibri muscolari che aumenterebbero l’esposizione al rischio di infortuni.
Per ottenere un corpo flessibile, però, non è sufficiente praticare un generico protocollo di stretching, ma è necessario svolgere un’attività multicomponente, ben strutturata e personalizzata, che includa tecniche di rilassamento focalizzate sul respiro, tecniche di release e automassaggio mio-fasciale associate a programmi di flessibilità sia statica che dinamica.
Le tecniche di automassaggio infatti, sono fondamentali per allentare le tensioni e distendere i trigger points, ossia le porzioni circoscritte di muscolo o fascia indurite e dolenti alla palpazione.
In conclusione, promuovendo uno stile di vita attivo e preservando a lungo la funzionalità fisiologica delle articolazioni, possiamo associare alla flessibilità il concetto di longevità, inteso come aspettativa di vita più lunga e qualitativamente migliore

Francesca Rosati
Laureata con lode in Scienze Motorie presso lo IUSM di Roma (ex ISEF statale), ha intrapreso il percorso di fitness trainer e di personal trainer presso numerosi centri sportivi della Capitale. In seguito si è specializzata in Rieducazione Posturale col metodo Mézières e Pilates con la scuola di Pilates Polestar. Docente a contratto Università Niccolò Cusano Campionessa italiana di canottaggio nel 1994 e Atleta Azzurra d’Italia nel 1995.

